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11 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:11

Il visto per i nomadi digitali in Italia, almeno per ora, sembra esistere più sulla carta che nella realtà. A oltre un anno dalla sua introduzione, che ha reso l’Italia il 64esimo Paese al mondo a dotarsi di uno strumento per attrarre lavoratori stranieri “altamente qualificati”, mancano ancora i dati fondamentali per valutarne l’impatto. “Non si hanno notizie sui visti richiesti né su quelli concessi, un silenzio che solleva interrogativi sull’efficacia della normativa”, si legge nell’ultimo Report italiano sul Nomadismo Digitale.

Il decreto del 29 febbraio 2024 che ha introdotto il visto aveva l’obiettivo dichiarato di attrarre professionisti extraeuropei e favorirne l’insediamento nei borghi e nelle aree interne, in linea con il Piano Nazionale Borghi del Pnrr contro lo spopolamento. Ma il bilancio, finora, appare tutt’altro che incoraggiante. L’Italia non figura tra le destinazioni più appetibili per chi lavora da remoto: nella classifica internazionale della piattaforma ChicksX del 2025, solo Roma e Milano compaiono tra le prime 95 mete globali, rispettivamente al 38° e al 40° posto. NomadList, uno dei principali punti di riferimento sul lavoro da remoto, conferma la marginalità del Paese, liquidandolo con una formula eloquente: “Bellissima da visitare, ma difficile da vivere”