Il nomadismo digitale è un fenomeno che continua a crescere.

Nell’immaginario collettivo rappresenta il sogno “easy rider”: una vita in libertà, lavoro senza orari fissi, né capi o colleghi poco piacevoli. Un impiego che si può svolgere da qualsiasi luogo, che sia una spiaggia di surfisti o il rooftop di un coworking in una vivace capitale europea. Infatti, il 35% dei nomadi digitali sceglie questo stile di vita proprio per la possibilità di viaggiare e scoprire il mondo. Tuttavia, le persone sentono il bisogno di relazioni autentiche che non siano perennemente filtrate dallo schermo.

Lo conferma la ricerca condotta da The Social Hub — gruppo alberghiero che conta 21 strutture ricettive con spazi di coworking in Europa — in collaborazione con l’istituto di ricerca Opinion Matters. Lo studio analizza motivazioni, abitudini e aspetti emotivi di oltre 2mila nomadi digitali europei.

Il punto di partenza è spesso il visto. Quasi 8 nomadi digitali su 10 (78% degli intervistati) considerano la disponibilità di un visto dedicato a questa “nicchia” di lavoratori giramondo, come un chiaro segnale di accoglienza da parte di un Paese. Tra gli italiani, il 73% dichiara di aver lasciato l’ufficio e di essersi trasferito all’estero proprio grazie a visti che agevolano questa formula di lavoro.