E due: nel giro di una settimana per la seconda volta il governo italiano è costretto a prendere le distanze da Trump, dopo le sue incaute affermazioni sulle truppe Nato «lontane dal fronte» in Afghanistan. «Stupore» per «affermazioni inaccettabili»: così Meloni, che aveva definito «un errore» la minaccia del Presidente americano contro Macron di raddoppiare i dazi sui vini francesi. La premier parla in serata, dopo il prudente richiamo del ministro della Difesa ai «fatti che non si possono cancellare», cioè ai 53 soldati italiani caduti sotto le insegne Nato proprio in Afghanistan e «l’onore» reso quasi contemporaneamente dal ministro degli Esteri e vicepremier Tajani anche ai 723 feriti nella stessa guerra. Le parole della premier, indignate ma misurate, arrivano all’indomani della proposta - che ha sollevato le ire delle opposizioni - di una nuova candidatura al Nobel per la Pace di Trump, se riuscirà a portare la pace in Ucraina. Trump, oggetto di un duro attacco di Starmer per le stesse dichiarazioni sui soldati del Regno Unito, e criticato perfino da Nigel Farage, il più trumpiano dei leader inglesi, ieri intanto aveva fatto marcia indietro, rimangiandosi quanto detto il giorno prima e lodando il valore e il coraggio delle truppe di Sua Maestà. C’è davvero da chiedersi come possa essere incorso in una gaffe talmente colossale, perché riguarda avvenimenti tragici e recenti e perché sfuggita evidentemente ai suoi consiglieri in divisa. Ma si sa: il Tycoon della Casa Bianca ormai è in campagna elettorale permanente, preoccupato com’è di una possibile sconfitta alle elezioni di mid-term. Per questo cerca di tenere in uno stato di mobilitazione continua il proprio campo, senza badare troppo a ciò che gli scappa dalla bocca e nella convinzione che, anche in caso di imprecisioni o peggio, nessuno vorrà farglielo notare. Stavolta invece non poteva non essere sanzionato, e occorrerà vedere se riserverà anche agli italiani una correzione simile a quella tributata agli inglesi. Ai 53 morti in Afghanistan, infatti, bisognerebbe aggiungere i 13 carabinieri di Nassiriya e il funzionario dei servizi segreti Nicola Calipari, abbattuto per sbaglio nel 2005 a un posto di blocco americano, mentre stava portando a termine il salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq.
Il governo e le gaffe del tycoon
E due: nel giro di una settimana per la seconda volta il governo italiano è costretto a prendere le distanze da Trump, dopo le sue incaute affermazioni sulle truppe Nato «lontane dal fronte» in Afghanistan. «Stupore» per «affermazioni inaccettabili»: così Meloni, che aveva definito «un errore» la minaccia del Presidente americano contro Macron di raddoppiare i dazi sui vini francesi. La premier parla in serata, dopo il prudente richiamo del ministro della Difesa ai «fatti che non si possono cancellare», cioè ai 53 soldati italiani caduti sotto le insegne Nato proprio in Afghanistan e «l’onore» reso quasi contemporaneamente dal ministro degli Esteri e vicepremier Tajani anche ai 723 feriti nella stessa guerra. Le parole della premier, indignate ma misurate, arrivano all’indomani della proposta - che ha sollevato le ire delle opposizioni - di una nuova candidatura al Nobel per la Pace di Trump, se riuscirà a portare la pace in Ucraina. Trump, oggetto di un duro attacco di Starmer per le stesse dichiarazioni sui soldati del Regno Unito, e criticato perfino da Nigel Farage, il più trumpiano dei leader inglesi, ieri intanto aveva fatto marcia indietro, rimangiandosi quanto detto il giorno prima e lodando il valore e il coraggio delle truppe di Sua Maestà. C’è davvero da chiedersi come possa essere incorso in una gaffe talmente colossale, perché riguarda avvenimenti tragici e recenti e perché sfuggita evidentemente ai suoi consiglieri in divisa. Ma si sa: il Tycoon della Casa Bianca ormai è in campagna elettorale permanente, preoccupato com’è di una possibile sconfitta alle elezioni di mid-term. Per questo cerca di tenere in uno stato di mobilitazione continua il proprio campo, senza badare troppo a ciò che gli scappa dalla bocca e nella convinzione che, anche in caso di imprecisioni o peggio, nessuno vorrà farglielo notare. Stavolta invece non poteva non essere sanzionato, e occorrerà vedere se riserverà anche agli italiani una correzione simile a quella tributata agli inglesi. Ai 53 morti in Afghanistan, infatti, bisognerebbe aggiungere i 13 carabinieri di Nassiriya e il funzionario dei servizi segreti Nicola Calipari, abbattuto per sbaglio nel 2005 a un posto di blocco americano, mentre stava portando a termine il salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq.












