Il primo segnale di attrito tra Roma e l’amministrazione statunitense arriva dalle parole del presidente Donald Trump, che ha accusato gli alleati della Nato di essere «rimasti indietro durante le operazioni in Afghanistan». Un giudizio che ha provocato una reazione formale del governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, deciso a respingere qualsiasi lettura riduttiva del contributo fornito dall’Italia alla missione internazionale. In una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha ribadito che «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza atlantica».
Il secondo round di colloqui ad Abu Dhabi tra la delegazione ucraina e quella russa, avvenuto con la mediazione degli americani Steve Witkoff e Jared Kushner, ha segnato dei passi avanti sulle trattative di pace.
Il clima di cauto ottimismo emerge dalle dichiarazioni rilasciate dagli alti dirigenti statunitensi. Pur riconoscendo che sono necessarie «altre discussioni», hanno annunciato: «Non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky, visti i recenti progressi nei colloqui». E produttivo è stato anche il dialogo che ha preceduto il trilaterale: a Mosca il presidente russo, l’inviato americano e il genero di Donald Trump hanno parlato per quattro ore. Per non perdere il nuovo slancio, è già stata fissata la riunione tra le tre squadre negoziali: si vedranno tra una settimana, il 1° febbraio, sempre negli Emirati Arabi.










