Per i pasdaran – che hanno avuto un ruolo chiave nella repressione dei manifestanti – le ultime proteste in Iran sono una “sedizione fallita degli Stati Uniti“, che hanno provocato migliaia di vittime. Ufficialmente, ha scritto il ministro degli esteri di Teheran Abbas Araghchi, “3.117 morti, inclusi 2.427 civili e forze di sicurezza e 690 terroristi”. Numeri completamenti diversi rispetto a quelli pubblicati da Iran International, legato al movimento monarchico, basato a Londra e finanziato dall’Arabia Saudita, che ha stimato 12mila uccisi, citando fonti interne e bollettini medici. Quel che è inconfutabile, è che la tensione rimane alta tra l’Iran e gli Stati Uniti sulla scia della sanguinosa repressione delle proteste iniziate il 28 dicembre, innescate dal crollo della valuta iraniana, il rial, e che hanno sconvolto il Paese per circa due settimane. Tanto che, secondo il sito di notizie “Iran International”, associato all’opposizione in Iran, la Guida Suprema Ali Khamenei “si è trasferita in uno speciale rifugio sotterraneo a Teheran. Una decisione, si legge, arrivata dopo che “funzionari militari e di sicurezza hanno affermato che c’è un rischio maggiore di un possibile attacco da parte degli Stati Uniti”. Sempre secondo le stesse fonti, uno dei suoi figli, Masoud Khamenei, “ha assunto la gestione quotidiana dell’ufficio della Guida e funge da principale canale di comunicazione con gli organi esecutivi del governo”.
Khamenei nascosto in bunker: paura per un attacco Usa all'Iran
La Guida Suprema iraniana si trasferisce in un rifugio sotterraneo mentre navi USA si dirigono verso il Medio Oriente








