«Eugenio Monti lo abbiamo reinventato da un'intuizione di Giorgio che ha saputo incarnare perfettamente le sue ossessioni, la sua lealtà, il rapporto con la famiglia e con le donne -interviene il regista Alessandro Angelini- Non era uno sportivo introverso e algido, era un uomo che viveva fino in fondo». Quanto alle immagini di repertorio il regista ha ribadito come «il repertorio dia credibilità e una direzione: così le immagini originali sono diventate la strada maestra ci ha guidato nel lavoro». Giorgio Pasotti sa dare il giusto peso alle parole disciplina e valore: ex karateka ha subito sentito riverberare la storia di Rosso Volante (epiteto affibbiato a un giovane Monti proprio da Gianni Brera).
«Io non sapevo nulla di Eugenio Monti- racconta Pasotti- nel 2014 in un anniversario del Coni mi chiamò Paolo Bonolis per leggere un estratto della sua vita in pubblico. E' stato un amore a prima lettura, la sua è una vita sportiva degna di nota, un esempio che doveva essere raccontato. Mi pareva che con le Olimpiadi un cerchio si chiudesse, così abbiamo trovato la strada per raccontare la sua vita». A Pasotti piace lo sport olimpico, lo sport fatto di fatica e magari non sempre intercettato dai riflettori. «Sono un fan delle Olimpiadi perchè fanno emergere quegli sport di cui nessuno parla per 4 anni- aggiunge- Io mi commuovo quando vedo le gesta sportive di questi atleti, so quanti sacrifici, quante privazioni per una sola medaglia. Credo che Monti sia una sorta di Sinner degli anni '60, uno che viene da un territorio di confine, che dimostra di saper vincere prima con gli sci poi col bob e poi con l'auto. Questi uomini quando conoscono la donna giusta e il sentimento giusto rallentano. Valentino Rossi, mi ha raccontato che "tiri giù il gas", inizi a essere più razionale e perdi un po' quella ferocia che ti porta avanti per vincere». Così Pasotti si arma di coraggio e va a parlare con Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction e ottiene un si. «In quattro settimane, a maggio, senza un filo di neve con le margherite, a Cortina abbiamo raccontato due Olimpiadi invernali. Penso che siamo stati guidati da un destino, da una fiamma olimpica». La sceneggiatura è ispirata al primo libro di Stefano Rotta (che ha da poco dato alle stampe un secondo biopic con prefazione dello stesso Pasotti) ma con alcuni interventi narrativi importanti. Il primo riguarda la moglie Linda Lee che nel film entra nella vita di Monti prima dell'ultima Olimpiade, mentre nella realtà lo conosce nel 1969, dopo il ritiro.






