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Meloni per il cambio di Statuto. E Trump "esclude" il Canada
"Apertura e disponibilità" verso il Board of Peace presieduto da Donald Trump. Dopo la ritrosia espressa dall'Ue e da gran parte dei Paesi europei, Ungheria e Bulgaria escluse, Giorgia Meloni apre una breccia e fa un passo avanti verso l'organismo nato giovedì a Davos per "la stabilità e una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti", da Gaza al resto del mondo. La presidente del Consiglio si pronuncia sull'argomento a poche ore dalle dichiarazioni del leader americano, che a bordo dell'Air Force One, a chiusura della cerimonia di firma dello Statuto del Board in Svizzera, ha riferito con tono colorito quanto l'Italia voglia "disperatamente" entrare nell'organizzazione, e che lo stesso intenderebbe fare la Polonia. Al termine del vertice con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier conferma che "la posizione dell'Italia è di disponibilità, di interesse verso l'iniziativa". Meloni dice di credere che "sia chiaro a tutti che l'Italia, ma credo anche la Germania, possa giocare un ruolo di primo piano nella stabilizzazione del Medioriente". Fa esplicito riferimento alla pace a Gaza, per la quale è stato concepito il Board, e ritiene che un "coinvolgimento" del nostro Paese "possa fare la differenza" e serva "per consolidare una tregua complessa e fragile e trasformarla in una soluzione di lungo termine, fino alla proposta dei due Stati". "Credo che autoescludersi a priori - dice - non sia mai la scelta migliore". Quanto agli ostacoli formali lungo la via, la necessità di un voto parlamentare, Meloni ribadisce che "ad oggi lo Statuto inviato sarebbe incostituzionale e quindi incompatibile con il nostro ordinamento in base al dettato costituzionale". Cosa fare dunque? La presidente del Consiglio racconta di aver chiesto a Trump "una disponibilità a riaprire questa configurazione per andare incontro anche alle necessità" sia italiane che europee. "Credo che dovremmo tentare di fare questo lavoro", conclude.









