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La città medicea è piena di varchi tra i muri dove veniva somministrato al pubblico il nettare di Bacco. L’associazione omonima ne ha censite 184, a cui si aggiungono altre 114 distribuite in 40 Comuni della Toscana. Un’antica tradizione che alcuni locali stanno cercando di rivitalizzare servendo bicchieri (ma anche birre e aperitivi) attraverso queste feritoie

Firenze è una città che non finisce mai di raccontarsi. Oltre ai musei, ai palazzi e alle grandi narrazioni rinascimentali, esiste una geografia minuta, fatta di dettagli che spesso sfuggono allo sguardo distratto. Piccole tracce incastonate nei muri, che trasformano una passeggiata in centro in una caccia al tesoro urbana. Tra queste, le buchette del vino sono forse il segno più discreto e, allo stesso tempo, più raccontabile di un’abitudine che da locale è diventata globale.

Si tratta di piccole aperture ad arco, ricavate nei muri dei palazzi storici, dimensionate per permettere il passaggio verticale di un fiasco. La loro origine risale al Rinascimento, quando le grandi famiglie fiorentine investirono in proprietà agricole nel contado e iniziarono a vendere direttamente il vino prodotto nelle loro tenute. Attraverso queste finestrelle, affacciate sulla strada, il popolo consegnava il recipiente che veniva riempito dall’interno del palazzo. Un sistema di vendita diretto, essenziale, che ebbe ulteriore impulso nella seconda metà del Cinquecento grazie all’esenzione fiscale concessa dal Granduca: meno tasse, prezzi più accessibili, vino migliore.