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Viaggio dentro la Riedel, che produce calici diversi per ogni tipologia. "Così i clienti finiscono le bottiglie"
SiO2-CaO-Na2-O-K2OBaO. Un bell’attacco per un articolo. Perdonateci: trattasi del biossido di silicio miscelato ad altri elementi come il carbonato di calcio e il carbonato di sodio. Una formula chimica a cui tutti i seguaci di Bacco dovrebbero accendere un cero perché è quella del vetro da bicchiere, il migliore amico del vino.
Una formula che è stampata bella in grande nella fabbrica tirolese della Riedel, azienda leader nella produzione di uno strumento che chi beve tende a dare per scontato, salvo accorgersi con un po’ di attenzione, che no, non è proprio la stessa cosa bere un Cabernet Sauvignon o uno Champagne dallo stesso contenitore. Riedel ha fatto di questa formula (il bicchiere universale non esiste) una sua forza produttiva. A Kufstein si produce un calice per ogni vino. «La sfida più grande per noi - spiega Stefano Canello, vicepresidente sales and marketing per l’Europa del Sud e dell’Est è far capire ai ristoratori che avere un bicchiere per ogni vino fa vendere più vino. Perché se servi un Riesling nel calice perfetto il vino è più buono e la bottiglia finisce prima».






