È morto a pochi giorni dal suo 87° compleanno Carlo Cecchi, uno dei più grandi e innovativi uomini di teatro italiani. L’attore e regista si è spento nella sua casa di Campagnano di Roma. Nato a Firenze nel 1939 e diplomato all’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, Cecchi ha attraversato oltre mezzo secolo di vita culturale italiana come interprete, regista e maestro, lasciando un segno profondo soprattutto sulla scena teatrale.

Definito da critici e studiosi un vero “funambolo della scena”, Cecchi ha saputo muoversi con equilibrio tra tradizione e sperimentazione. Dopo le prime esperienze negli anni Sessanta con il Living Theatre e con Eduardo De Filippo, nel 1971 fondò a Firenze la cooperativa Granteatro, con cui mise in scena autori come Shakespeare, Majakovskij, Brecht, Čechov e Molière, sviluppando una recitazione antinaturalistica capace di fondere il teatro popolare italiano con le avanguardie europee.

Tra i suoi spettacoli più celebri figurano “Ivanov” di Čechov e “Finale di partita” di Samuel Beckett, lavori che ne hanno consolidato la fama di interprete di straordinaria profondità intellettuale. Dal 1980 al 1995 diresse il Teatro Niccolini di Firenze, trasformandolo in un laboratorio permanente di formazione, punto di riferimento per intere generazioni di attori.