ROMA – Il 19 gennaio del 2016 Ettore Scola se ne andava. Aveva 84 anni compiuti, essendo nato a Trevico, in Irpinia, il 10 maggio del 1931. Alcuni suoi film, soprattutto C’eravamo tanto amati e Una giornata particolare, sono conficcati nella memoria, fanno parte dell’idea stessa di “essere italiani” nel senso migliore, non sovranista, del termine. Ma Ettore Scola non è stato solo un grande regista. Nato come autore di vignette umoristiche sulla rivista Marc’Aurelio, con la quale cominciò a collaborare a quindici anni nel 1936, è stato un formidabile sceneggiatore, un militante politico (ministro ombra della cultura nel governo “alternativo” del PCI, dal 1989 al 1992) e soprattutto, per chi scrive e per tanti che l’hanno conosciuto, un caro, grande amico. Ripercorrere la carriera di Scola come se stessimo scrivendo una voce per l’enciclopedia ci sembra sterile. I dieci momenti chiave della sua carriera che ora vi racconteremo vengono da molte fonti: interviste, articoli scritti di suo pugno, racconti delle figlie Silvia e Paola (che gli hanno dedicato un libro affettuoso e bellissimo, Chiamiamo il babbo, Rizzoli 2019) e di tanti altri collaboratori e soprattutto chiacchierate: le tante, belle chiacchierate nella sua casa dei Parioli, in via Mercalli, e in altre, sempre felici occasioni. Sono dieci ricordi legati ad altrettanti film: alcuni da lui diretti, altri sceneggiati, e il primo semplicemente, immensamente amato. Dieci ricordi in cui incontreremo il meglio del cinema italiano di sempre.