(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il 2026 si preannuncia come un anno di ulteriore crescita per l’AI a livello mondiale e, sebbene sia partita in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina, l’Unione Europea ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano, a condizione che punti a fare scala, anche favorendo aggregazioni. E’ quanto ha detto Mauro Macchi, Ceo Accenture di Europa, Middle East e Africa, parlando con Radiocor a margine dei lavori del World Economic Forum a Davos che hanno dedicato ampio spazio alle prospettive di ulteriore rapida espansione dell’intelligenza artificiale.

Le proiezioni sembrano confermare la tenuta del trend e secondo l’ultima indagine condotta a livello europeo dalla stessa Accenture, l’85% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in intelligenza artificiale nel 2026, puntando soprattutto sulla crescita e non solo sulla produttività. «Fino ad ora – spiega Macchi - solo un terzo delle imprese ha ottenuto un valore significativo dai progetti AI, mentre la maggioranza è ancora nella fase di sperimentazione su larga scala. Il successo dell’AI, va sottolineato, richiede fondamenta tecnologiche solide: cloud, architetture dati e cybersecurity sono prerequisiti essenziali. Le grandi aziende europee competono ormai alla pari con i peer americani, ma il mid-market resta indietro per frammentazione e difficoltà di accesso a capitali, competenze e tecnologie».