La morte di Pietro Zantonini, vigilante deceduto durante un turno di lavoro notturno presso i cantieri per la realizzazione degli impianti olimpici di Milano-Cortina in condizioni di freddo estremo, con temperature fino a -23 gradi, impone una riflessione sul sistema della prevenzione e tutela della salute in lavoratori esposti a stress termico severo. Al di là di quelli che saranno gli esiti degli accertamenti in corso da parte della magistratura, siamo nell’ambito del fattore di rischio professionale microclima, previsto dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. al Titolo VIII, rischi fisici.

L’evento occorso evidenzia criticità strutturali nella valutazione e nella gestione di rischi lavorativi, prevedibili e ampiamente regolamentati. Il freddo intenso, infatti, non rappresenta un fattore eccezionale in un contesto montano invernale, ma un rischio professionale che deve essere affrontato attraverso misure tecniche, organizzative e sanitarie adeguate.

La morte del vigilante non può essere ricondotta a una fatalità, ma deve essere interpretata come un fallimento dei modelli di prevenzione adottati nei cantieri e nei contesti con esposizione a stress termico.

È ampiamente documentato, infatti, che l’esposizione prolungata al freddo intenso può determinare effetti avversi sulla salute anche in soggetti sani. La presenza di pregresse patologie cardiovascolari, metaboliche o endocrine non diagnosticate, aumenta in modo significativo la suscettibilità individuale, rendendo il soggetto “fragile”.