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Ultimo aggiornamento: 12:13

“Era un padre di famiglia andato lontano per lavorare”. Sono le parole scelte da Antonio, il fratello di Pietro Zantonini, 55 anni, morto sul lavoro intorno alle due di giovedì 8 gennaio, stroncato verosimilmente dal gelo di una notte in cui i termometri hanno fatto segnare anche -12°C. L’hanno trovato sulla sua postazione, un gabbiotto prefabbricato delle dimensioni di una cabina telefonica, da cui doveva uscire ogni due ore per monitorare il cantiere dello stadio del ghiaccio in costruzione per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

In quelle poche parole di Antonio c’è un pezzo dell’identità di Pietro: genitore di un ragazzo ventenne, cresciuto con la moglie Maria; emigrante meridionale; lavoratore.

In passato Pietro aveva lavorato come steward allo stadio; poi, da settembre 2025 era arrivato a Cortina d’Ampezzo (Belluno) per fare il vigilante presso i cantieri delle imminenti Olimpiadi invernali. Un contratto precario con la SS Security and Bodyguard, a tempo determinato, già rinnovatogli una volta, e che sarebbe scaduto il 31 gennaio, a meno di una settimana dall’inaugurazione dei Giochi olimpici.