Era stato raccontato come vittima di una morte atroce, ucciso da bocconi con chiodi. La sua storia aveva indignato l’Italia e commosso anche la premier Giorgia Meloni. Ora la Procura di Taranto ribalta tutto: il cane Bruno non è stato ucciso da bocconi avvelenati, ma è sarebbe morto per un colpo di calore. E il suo addestratore, ora indagato per “simulazione di reato”, respinge l’accusa.

La svolta dell’inchiesta

Bruno, il cane molecolare diventato un simbolo per aver salvato vite umane in diverse operazioni di emergenza, non sarebbe stato avvelenato né ucciso con polpette infarcite di chiodi. Secondo la Procura di Taranto, la morte dell’animale, avvenuta il 4 luglio 2025 nel centro di addestramento di Talsano, sarebbe stata raccontata in modo non veritiero.

Il sostituto procuratore Raffaele Casto ha iscritto nel registro degli indagati l’istruttore e proprietario del cane, Arcangelo Caressa, 50 anni, con l’accusa di simulazione di reato. Nei suoi confronti sono state disposte perquisizioni e sequestri di telefoni cellulari, computer e documentazione.

L’autopsia e l’assenza di chiodi