Con quel muso un po’ così, le orecchie pendule e le guance un po’ cadenti, il Bloodhound ispira naturalmente simpatia. Le caratteristiche innate della razza non sono propriamente quelle del cane di compagnia, tanto che in passato è stato ampiamente utilizzato in guerra. Ma per gli italiani quel muso un po’ così è ormai solo quello di Bruno, il cane di soccorso e delle unità cinofile di Taranto, ucciso nei giorni scorsi con dei bocconi di wurstel infarciti di chiodi. Una fine lenta e atroce la sua, avvenuta a seguito di dolorose lacerazioni interne che hanno provocato un dissanguamento letale. La sua storia è la stessa di tanti altri animali, anonimi perché le loro storie non arrivano ai telegiornali, che muoiono per mano dell’essere umano che ancora riesce a stupire per il livello di crudeltà che a volte riesce a raggiungere. Ma rispetto a quella di tutti gli altri, potrebbe avere un epilogo diverso. Perché Bruno è diventato anche un caso politico e la sua morte è avvenuta tre giorni dopo l’entrata in vigore della Legge Brambilla, che inasprisce le pene per il maltrattamento e l’uccisione di animali. Le nuove norme hanno aumentato le condanne massime fino a quattro anni, aprendo così di fatto le porte del carcere per gli autori dei reati connessi.
Animali, non sono più oggetti. Sarà punito il loro dolore
L’ultimo caso è quello di Bruno, ammazzato con un boccone pieno di chiodi: durante la sua carriera di segugio aveva salvato nove persone. Dal 1° luglio è in vigore la legge sostenuta da Michela Vittoria Brambilla: «Tutto è cambiato, contro la violenza umana anche il carcere»






