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Ultimo aggiornamento: 16:56
Per la sua morte era arrivato il cordoglio e la richiesta di giustizia anche da Ignazio La Russa e da Giorgia Meloni. Ma l’uccisione con un wurstel imbottito di chiodi del cane-eroe Bruno, bloodhound molecolare famoso per aver ritrovato 9 persone scomparse, sarebbe stata solo simulata. L’animale sarebbe morto per altri motivi, diversi da quelli di cui aveva parlato il suo istruttore Arcangelo Caressa. Che ora, come anticipato da La gazzetta del Mezzogiorno e dal Nuovo Quotidiano di Puglia, è indagato dalla procura di Taranto che ha aperto un’inchiesta affidata al pubblico ministero Raffaele Casto.
L’accusa è di simulazione di reato e all’uomo sono stati sequestrati cellulare, computer e documenti. La sua abitazione, giovedì mattina, è stata perquisita dai carabinieri di Taranto e dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economica-finanziaria, insieme ai militari della Forestale. Insieme alla casa dell’uomo, è finito sotto osservazione il centro addestramento di Talsano – nel Tarantino – dove il cane fu ritrovato morto il 4 luglio dello scorso anno.
L’indagine ribalta completamente quando detto dall’addestratore nel post sui social, arrivato fino alle più alte cariche dello Stato. Già nelle ore successive alla pubblicazione, La Gazzetta del Mezzogiorno raccontò l’emergere di dubbi sulla vicenda ed oggi, a confermarlo, ci sono sia gli esiti dell’autopsia disposta dalla pm Vittoria Petronella – che procedeva all’epoca – sia le testimonianze raccolte. Dalla relazione del veterinario e professore universitario Orlando Paciello, che aveva esaminato il cadavere di Bruno, emerge che “lo stomaco e l’intestino del cane erano in tutto vuoti: quel cane non aveva mangiato alcunché da non meno di venti ore ma è possibile che non mangiasse anche da trentasei”, riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.






