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23 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:39

Le giornate al Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano seguono un protocollo di attesa e speranza che non ammette pause. Per la famiglia di Sofia, la sedicenne studentessa del Liceo Virgilio ferita nel rogo di Crans Montana la notte di Capodanno, la vita si è fermata tra le corsie della terapia intensiva. “Siamo sempre tutti insieme, abbiamo scelto di non alternarci”, racconta Mattia Donadio, 26 anni, fratello maggiore della ragazza, in un’intervista al Corriere della Sera. “Approfittiamo delle prime ore del mattino per lavorare o fare commissioni, poi passiamo tutta la giornata qui”.

Il percorso che attende Sofia è estremamente complesso. Secondo quanto riferito dal fratello, la prognosi non si misura nel breve periodo: “La guarigione sarà un processo lungo, non si parla di mesi ma di anni. Il rischio di infezioni è altissimo”. Oltre alle ustioni, preoccupano i danni da inalazione: “A Crans hanno respirato la fuliggine e le sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti”. L’evento ha lasciato ferite profonde anche in chi non era tra le fiamme. Mattia riferisce lo sviluppo di una sindrome post-traumatica che accomuna molti familiari: “Molti fra noi hanno scoperto di avere una grandissima paura dei luoghi chiusi. Appena entriamo in luoghi sotterranei, come i parcheggi o alcune palestre, cerchiamo subito l’uscita di sicurezza”. In questo senso, l’ospedale sta garantendo ai parenti un supporto psicologico costante.