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Dagli scritti emergono le umiliazioni: costretto ad ammettere davanti ai compagni di non avere i soldi per il doposcuola. Sospesa la preside

Dal suo diario emerge lo stato d'animo che lo ha portato al suicidio. Pagine alle quali affidava la sua sofferenza per quello che era costretto a vivere a scuola, dove veniva bullizzato. E non solo dai compagni. Paolo Mendico, il quattordicenne che si è tolto la vita nella cameretta della casa di famiglia a Santi Cosma e Damiano (Latina) lo scorso 11 settembre, nello stesso giorno in cui sarebbe dovuto tornare in classe, riteneva di essere bullizzato anche una professoressa.

Nelle pagine del suo diario, che i genitori hanno fatto analizzare dalla psicologa grafologa forense Marisa Aloia, c'è tutto il turbamento per la situazione che viveva in quella scuola, tanto da decidere di non volerci tornare. L'esperta - che in passato si è occupata di casi come il delitto di Novi Ligure, in particolare di Erika De Nardo, la sedicenne che nel 2001 uccise la madre e il fratellino, e del massacro alla Columbine High School in Colorado nel 1999 - sta tracciando il profilo del ragazzo leggendo i suoi scritti, una sorta di «autopsia psicologica», come viene chiamata dagli addetti ai lavori. Un'attività che procede in parallelo con l'inchiesta per istigazione al suicidio della Procura di Latina e il procedimento del ministero dell'Istruzione e del Merito che ha sospeso per tre giorni la dirigente dell'istituto. Altri due procedimenti disciplinari sarebbero in arrivo, a dimostrazione che gli ispettori del ministero hanno accertato che ci sono state omissioni e bugie da parte dell'istituto Pacinotti.