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Fascicolo per istigazione al suicidio, si indaga sulle chat. Le ispezioni del ministero
I bulli alle medie lo prendevano in giro per via dei capelli biondi lunghi. E anche alle superiori, appena cominciate, avevano iniziato a fargli il verso: lo chiamavano «Nino d'Angelo» o «Paoletta» per via del suo caschetto, lo imitavano camminando come femminucce. E Paolo, 14 anni, ha vissuto il rientro a scuola come una trappola, come la ripresa di quell'eterno supplizio che nel suo stomaco pesava quanto un macigno. Ha scelto di impiccarsi piuttosto che subire un altro anno scolastico così. È successo nel minuscolo comune di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, ma potrebbe accadere in qualsiasi scuola d'Italia. Dietro la morte di Paolo ci sono allarmi inascoltati, un disagio intercettato ma non gestito fino in fondo, forse sottovalutato. Forse si è pensato che le vacanze estive e il passaggio alle superiori sciogliessero in nodi. Così non è stato.







