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L'insegnante disposta a riprendere lo studente in classe: "Il proclama? Non è farina del suo sacco"
Il giorno in cui tornerà in classe, Chiara Mocchi non vorrebbe vedere quel banco vuoto. Anche se fino a mercoledì scorso in quel banco stava il ragazzo che ha cercato di ucciderla, filmandola mentre la colpiva ripetutamente a coltellate. «Io voglio rivedere prima possibile i miei studenti. Anche lui. Lui ha già molti problemi, e io non voglio essere un problema in più». Così la professoressa Mocci ha raccontato i suoi sentimenti verso il suo aggressore al proprio avvocato, Angelo Murtas. E allo stesso modo li ha raccontati ieri al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, salito a trovarla nell'ospedale di Bergamo dove è ricoverata. Ferite profonde, nel corpo e nello spirito. Ma l'obiettivo della «prof» è tornare a scuola in tempo per accompagnare i suoi alunni all'esame di licenza media.
Non sarà facile: oggi Chiara Mocci non ha neanche la certezza di poter tornare a insegnare, perché la coltellata al collo potrebbe averle danneggiato gravemente le corde vocali. Dalla sua, ad aiutarla, ha la volontà e la passione. Ma se riuscirà a rientrare prima della fine dell'anno scolastico, quel banco se lo troverà davanti vuoto. Perché il suo aggressore non sarà punibile penalmente, ma il suo futuro è in una comunità protetta, dove i suoi deliri da superuomo verranno affrontati in un percorso lungo e complicato. Intanto, fuori, le indagini cercheranno di capire se qualche segnale sia stato sottovalutato, nella trasformazione di un bambino in un aspirante assassino.






