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L'associazione vede l'accelerazione della crescita. Decisiva la ripresa dei redditi con la riforma fiscale
Nel 2026 il Pil italiano crescerà dello 0,9%, ma potrebbe anche arrivare a +1%, meglio delle stime dello stesso governo, di Ue e Bce. È la previsione della Congiuntura del Centro studi di Confcommercio da cui emerge un quadro positivo dell'economia italiana, principalmente dovuto all'azione dell'esecutivo negli ultimi tre anni. Al centro dell'analisi tre elementi: la sconfitta dell'inflazione, la ripresa dei consumi e la crescita del potere d'acquisto delle famiglie. Quest'ultimo, a dispetto delle narrazioni di parte (legate alle dinamiche salariali e contrattuali) mostra una crescita costante a partire dal 2023, con un'accelerazione nel 2025.
"È il risultato spiega Mariano Bella, responsabile del Centro Studi della somma delle diverse componenti che formano il reddito disponibile, tra cui il carico fiscale e i vari bonus". Ed è a quello che bisogna guardare perché, molto banalmente, non conta solo il salario lordo contrattuale dei lavoratori dipendenti. Quello che conta è il reddito netto che arriva in tasca alle famiglie, come ha ricordato la stessa premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno. E come ha sottolineato recentemente anche il governatore di Bankitalia Fabio Panetta quando - nel ricordare che dal 2019 a oggi si è creato un gap dell'8% tra salari reali (+12%) e prezzi al consumo (+20%) - ha poi aggiunto che "la politica fiscale e la crescita dell'occupazione hanno compensato la perdita di potere d'acquisto delle famiglie". Secondo la Congiuntura, al terzo trimestre 2025 il potere d'acquisto è più alto di quasi il 6% rispetto al periodo pre-pandemia.










