VENEZIA - Dopo le parole di fuoco della direttrice Beatrice Venezi, il tentativo del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di gettare acqua sul fuoco di un incendio che la musicista lucchese ha, di fatto, riattizzato. Toni pacati, quelli usati ieri del primo cittadino, che è anche presidente della Fondazione Gran Teatro La Fenice. «Ripristineremo il welfare per le maestranze» ha ribadito con i giornalisti. Quanto alle esternazioni di Venezi, Brugnaro ha cercato di spiegarle con il carattere focoso degli «artisti». La direttrice, l’altro giorno, a Pisa, aveva parlato di una Fenice «sostanzialmente gestita dai sindacati», in un «contesto totalmente anarchico». Accuse ritenute offensive dalle maestranze. Ma che devono essere suonate stonate anche ai vertici del teatro: al soprintendente, Nicola Colabianchi, che ha nominato Venezi come direttore musicale del teatro dal prossimo ottobre; e allo stesso sindaco-presidente che in questi mesi ha sempre difeso questa scelta «giovane», «capace di portare nuovo pubblico», la sua tesi, contestata dalle maestranze per ragioni di metodo (il mancato coinvolgimento) e soprattutto di merito (il curriculum non ritenuto all’altezza degli standard della Fenice). Ieri Brugnaro non ha commentato le accuse di Venezi, ma è tornato a difenderla sul piano umano. «Chi è sottoposto da mesi a critiche alla propria reputazione, ci sta che reagisca, chi ha un certo carattere, reagisce. E capisco anche che l’orchestra e il coro reagiscano. Sono tutti artisti, lo dico nel senso positivo: hanno una sensibilità. Ed è una cosa positiva, mostra che c’è passione».
Fenice, Brugnaro apre al dialogo: «Le parole di Venezi? Ci sta, sono artisti». E sblocca la contesa economica sul welfare
VENEZIA - Dopo le parole di fuoco della direttrice Beatrice Venezi, il tentativo del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, di gettare acqua sul fuoco di un incendio che la musicista lucchese ha, di...






