Questa è la nuova puntata della newsletter Lo Spigolo: per iscriverti gratuitamente, clicca qui.

Finora si è parlato soprattutto della data (del referendum) e dei ricorsi. E poi di qualche polemica sui manifesti del no, ad opera del fronte del sì. Insomma, per ora, il clima non è da “madre di tutte le battaglie”. E’ anche vero che, ormai, non esistono più le campagne elettorali di una volta: tutto si concentra a ridosso della scadenza. Ma la ragione, di una campagna che non decolla, riguarda al momento l’assenza dei leader, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, per ragioni diverse.

Per il centrodestra il come approcciarsi alla pugna è relativamente più semplice. Non tanto perché, sondaggi alla mano, è in vantaggio. Piuttosto perché la riforma in sé è una grande bandiera mobilitante per il suo popolo. Nessuno andrà a votare sul “sorteggio” del Csm, o su questo o quell’aspetto tecnico. Ma “contro i giudici”, spartito che tocca corde moderne, come l’insofferenza trumpiana ai controlli, e antiche: le toghe rosse, la “persecuzione giudiziaria”, le inchieste a “orologeria”. Insomma, si tratta di compiere l’ultimo miglio per realizzare, come è stato detto dal guardasigilli Carlo Nordio, il “sogno Berlusconi”. Peraltro in un paese dove, rispetto ai tempi di Berlusconi, la magistratura è più debole ed è stata investita da una crisi di credibilità (vai alla voce: scandalo Palamara).