Il ritorno alla politica di potenza che rappresenta "una seria minaccia", l'Europa che deve rispondere a una "sfida storica" partendo dalla competitività.

Con un piano firmato Italia e Germania inviato a Bruxelles.

Il giorno di Friedrich Merz a Davos è il 'day after' della retromarcia di Trump, che rinuncia alla presa della Groenlandia con la forza e alla nuova raffica di dazi che aveva preannunciato contro l'Europa. Ma, come la premier Giorgia Meloni, anche il cancelliere tedesco cerca la misura nei confronti di Washington, distanziandosi dai toni più incandescenti che due giorni fa aveva usato il presidente francese Emmanuel Macron.

Sulla Groenlandia "si stanno facendo passi nella giusta direzione: accolgo con favore le dichiarazioni di Trump della scorsa notte", dice Merz in inglese davanti alla platea del Forum economico internazionale. Certo non mancano passaggi più assertivi: "Qualsiasi minaccia di impadronirsi di territori europei con la forza sarebbe inaccettabile", e "nuovi dazi minaccerebbero le fondazioni delle relazioni transatlantiche".

Ma l'invito alla prudenza più evidente del leader moderato tedesco, di fronte all'imprevedibilità dell'alleato americano, è: "Nonostante tutta la frustrazione e la rabbia degli ultimi mesi, non dobbiamo essere troppo frettolosi nel liquidare il partenariato transatlantico". La sfida militare (Russia) e quella economica (Cina e Usa) si giocano sui tempi lunghi e un difficoltoso esame di coscienza per gli europei: "Il nostro destino è nelle nostre mani. E' nella nostra responsabilità e libertà dargli forma. Abbiamo davanti a noi questo compito storico, e la Germania vuole indirizzarlo giocando un ruolo chiave".