L’Aula Bunker del carcere delle Vallette, quella costruita a inizio degli anni Ottanta per ospitare i maxi processi alle Brigate Rosse e a Prima Linea e poi all’ndrangheta e ai No Tav, diventa un set cinematografico per il nuovo film del regista e sceneggiatore Marco Bechis, “Ritorno a Buenos Aires”. Già teatro per le riprese de “Il divo” di Sorrentino e della miniserie Rai “L’uomo sbagliato” di Stefano Reali ora il locale, adiacente alla casa circondariale Lorusso e Cotugno e di proprietà della Corte d’Appello di Torino, è stato trasformato in un tribunale argentino per raccontare la storia di Mariano Guerra (Adriano Giannini) medico torinese di pronto soccorso, chiamato a tornare a Buenos Aires, nel 2008, per testimoniare nel processo contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura di Videla.

Una trama ispirata anche dal vissuto di Marco Bechis, che nel 1977 venne prelevato dalla polizia militare argentina e portato in un carcere clandestino e poi liberato dopo mesi di violenze fisiche e psicologiche. «Nel 2021 ho scritto un libro basato sulla mia esperienza, “La solitudine del sovversivo” (Guanda), che mi ha dato l’idea per questa sceneggiatura. Anche se questo non è un film autobiografico» spiega il regista di “Garage Olimpo” e “Figli/Hijos”. «Anche io sono un sopravvissuto alla dittatura e un testimone ai processi. Credo che in questo momento, con tutte le guerre che imperversano nel mondo, la figura del sopravvissuto sia di estrema attualità, ed è anche uno dei motivi che mi hanno spinto a realizzare questo lavoro».