«Ho deciso di fare in Italia, a Torino, il mio prossimo film. Al centro di tutto c’è un centro frequentato da giovani, ispirato a uno di quelli creati da Don Ciotti». Ai 38° European Film Awards, Valeria Bruni Tedeschi, candidata per Duse di Pietro Marcello («mia madre è molto contenta, va dicendo in giro che sono nominata agli Oscar»), annuncia il suo nuovo progetto, un ritorno alle origini, ma anche la voglia di raccontare «un microcosmo dove sono andata spesso che rispecchia bene le fragilità dei ragazzi, e pure le nostre, perché siamo tutti in pericolo. Un posto, insomma, che è un po’ uno specchio dell’umanità».
Come è maturato il progetto?
«Ho girato lì un pezzo di documentario per nutrirmi di quel luogo, di quelle persone meravigliose che lo animano. Tutto sarà ri-lavorato nel film, Mimmo Calopresti me ne parlava da tanti anni, trovo pure che lui e Don Ciotti si assomiglino fisicamente, potrebbero essere fratelli. Sono sempre stata ossessionata dalla figura eccezionale di Luigi Ciotti».
Che cosa la affascina di lui?
«La sua resistenza, la sua battaglia, ha fatto di tutto, compreso lo sciopero della fame per riuscire a far votare la legge per cui i tossicodipendenti non devono essere considerati criminali, ma malati. Ha speso la sua vita per gli ultimi, tossici, migranti, donne vittime di violenza, persone che vogliono cambiare sesso. Quella di cui mi ha più parlato, una volta a pranzo con lui, è stato un prete disperato, che ha voluto incontrarlo per dirgli che era una donna. Mi ha raccontato di come avesse aiutato questa persona, fino al momento in cui si è operata. Mi ha anche detto che, quando è morta e c’è stato il funerale, ha voluto che il corpo di quella che era diventata una signora, fosse collocato nella stessa posizione con cui vengono messi i preti. Questo mi ha fatto piangere».







