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Ultimo aggiornamento: 15:24

Dal 3 gennaio le parole Maduro, Trump, Venezuela e petrolio dominano la stampa nazionale e internazionale. Ma chi, come me, analizza il Venezuela in modo approfondito da anni sa che, sotto la superficie, c’è un’altra questione di cui si è parlato troppo poco. Un “bottino” che fa gola a molti e che completa e rafforza la strategia di Trump, anche in relazione alla Groenlandia e alle “terre rare”.

Si tratta dell’Arco Minero dell’Orinoco, non un semplice progetto estrattivo, ma uno spartiacque politico, ambientale e istituzionale che racconta meglio di qualunque discorso la deriva autoritaria ed estrattivista del Venezuela contemporaneo. Un laboratorio di devastazione dove collassano Stato di diritto, diritti umani e tutela dell’ambiente, mentre si consolidano reti criminali, interessi geopolitici e potere militare.

Il progetto venne formalizzato il 24 febbraio 2016, con il Decreto presidenziale n. 2.248 del governo di Nicolás Maduro, che istituì la “Zona di Sviluppo Strategico Nazionale Arco Minero dell’Orinoco”. L’area interessata è immensa: 111.843 kmq, oltre il 12% del territorio nazionale, nel sud del Paese, principalmente nello Stato Bolívar, con estensioni verso Amazonas e Delta Amacuro. Un territorio che si sovrappone a parchi nazionali, bacini idrici strategici e terre ancestrali indigene.