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“Se non sei nel tavolo, sei nel menù”. Raramente le battute fulminanti sono opera della mente di chi le pronuncia. Del memorabile discorso del premier canadese Mark Carney sullo spirito dei tempi e l’arroganza di Donald Trump c’è da segnarsi soprattutto la storia di chi quel motto l’ha pronunciato. Nato nei Territori remoti del Nord-Ovest, figlio di due insegnanti, Carney ha una storia simile a quella di Mario Draghi. Studente ad Harvard, una lunga stagione a Goldman Sachs - a Londra, Tokyo, New York e Toronto - è stato prima governatore della Banca del Canada, poi di quella inglese. La prima volta ha salvato il suo Paese dalle conseguenze della crisi finanziaria del 2008, poi la Gran Bretagna da quelle potenzialmente disastrose della Brexit.
Niente come la sua storia insegna che ottant’anni di pace in Occidente non sono stati un frutto accidentale, ma di società governate da regole e diritto internazionale. Nessun disastro è insuperabile, né una crisi finanziaria planetaria causata da mutui facili, né il voto autolesionista di un popolo che decide a stretta maggioranza di lasciare il club politico ed economico di maggior successo del Novecento, l’Unione europea. La Storia oggi sembra voler prendere una strada diversa. Nel suo discorso a Davos il Draghi canadese ha ricordato a tutti che nessun destino è segnato, soprattutto quello di vassalli dell’America trumpiana.










