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Nel mondo impazzito della post-verità ci sono fatti sconvolgenti che attraversano la realtà senza essere notati. Il mese scorso alcuni giornali americani fra cui il Wall Street Journal e il New Yorker hanno calcolato che in un anno di presidenza la famiglia di Donald Trump ha guadagnato almeno quattro miliardi di dollari investendo fra le altre in criptovalute, immobili e media in barba a qualunque conflitto di interesse.

Il 7 luglio dell’anno scorso, mentre l’Europa stava per capitolare sotto il peso dei ricatti dello stesso Donald Trump sui dazi, sette premi Nobel scrivevano un appello al quotidiano francese Le Monde. “Non ci sono mai stati così tanti ricchi che contribuiscono così poco alle spese comuni: da Bernard Arnault a Elon Musk, i miliardari pagano tasse più basse del contribuente medio”. In calce all’appello, i nomi di George Akerlof, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Abhhijit Banerjee, Esther Duflo, Simon Johnson e Daron Acemoglu. Secondo i calcoli dei sette economisti, in rapporto al loro patrimonio gli ultraricchi versano imposte sui redditi individuali tra lo 0 e lo 0,6 per cento: lo 0,1 in Francia, lo 0,6 negli Stati Uniti. Secondo il sito di giornalismo investigativo Propublica il patron di Amazon Jeff Bezos nel 2007 e nel 2011 non pagò un dollaro di tasse. Stessa cosa è accaduta in alcuni anni fiscali per Elon Musk, Michael Bloomberg, George Soros, per non dire delle svariate vicissitudini con il fisco americano dell’attuale presidente.