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Chiamatelo Fattore Tedesco, se vi piace. Già, perché nel nuovo (dis)ordine globale c’è una novità passata sotto silenzio. Quella che una volta era la locomotiva d’Europa, il Paese che cresceva di più spendendo di meno, oggi è irriconoscibile. Per restare nella metafora, è come se avesse cambiato propulsione. Per anni il governo di Berlino e le élite tedesche hanno coltivato il mito luterano dello Schwarze Null, il debito zero. Prima il Covid, poi la crisi del modello che aveva garantito vent’anni di prosperità si è dissolto nelle nevi della guerra ucraina. Per dirla con le parole di un ministro di quegli anni (Giulio Tremonti) è venuto meno il sistema fondato su export ad alto valore aggiunto in Cina, import di gas russo a basso costo, la difesa garantita dall’ombrello americano.

Nel nuovo mondo, e con l’arrivo di Friedrich Merz alla cancelleria di Berlino, la Germania è campionessa europea di nuovo debito. Basta sfogliare i dati ufficiali: se nel 2025 il deficit pubblico valeva il 2,9 per cento della ricchezza prodotta, quest’anno è stimato al 3,7. Una quarantina di miliardi di euro in più, gran parte dei quali necessari al riarmo dell’esercito tedesco, altro passaggio epocale di un Paese che fin qui ha faticato a inviare persino truppe di pace.