Nessuna cinepresa: al fronte il regista premio Oscar Michel Hazanavicius ha portato solo taccuini e matite. E si è messo in ascolto. Così nei Carnets d’Ukraine ha raccolto le storie di chi, da un giorno all’altro, ha imparato il mestiere della guerra

di Antonella Matranga

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Nel novembre di due anni fa, il regista premio Oscar Michel Hazanavicius ha scelto di lasciare Parigi per rispondere all’appello di un amico ucraino arruolato al fronte. Ed è partito per il Donbass. Quell’esperienza è diventata un libro, Carnets d’Ukraine (Allary Éditions), presentato al festival France Odeon di Firenze, i cui proventi saranno interamente devoluti alla piattaforma United24 per la ricostruzione dell’Ucraina. Un taccuino fatto di parole e disegni, dove l’autore tratteggia volti, voci e vite di chi combatte. Uomini e donne, soldati per necessità. Ogni capitolo del libro è il ritratto scritto e illustrato di una persona reale. Che resiste, spera. “Fin dal primo giorno di guerra, insieme ad altri miei colleghi, ci siamo chiesti che cosa potevamo fare per aiutare il popolo ucraino”, spiega Hazanavicius quando lo incontriamo nel foyer del Teatro La Compagnia, a Firenze. “Abbiamo raccolto denaro con aste speciali. Marco Bellocchio ha mandato un David di Donatello, io e Jean Dujardin abbiamo donato dei César, Catherine Deneuve ci ha dato alcuni suoi oggetti personali. Abbiamo raccolto 50mila euro, con cui abbiamo contribuito alla ricostruzione di un ospedale nella periferia di Kiev. In Ucraina ho conosciuto Kolya, che prima del conflitto era un noto musicista. È lui che mi ha fatto incontrare chi combatteva al fronte”, racconta.