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Le minacce di Donald Trump sulla necessità di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti sono diventate il tema centrale della politica internazionale, mettendo in secondo piano la guerra in Ucraina e di fatto sospendendo i negoziati volti a farla finire. Allo stesso tempo, i sempre più frequenti scontri e minacce sulla Groenlandia fra Stati Uniti e Unione Europea fanno il gioco della Russia, che spera in un indebolimento permanente della NATO.
Al World Economic Forum di Davos, in corso questa settimana in Svizzera, erano previsti nuovi incontri per ultimare il cosiddetto “piano per la prosperità” per l’Ucraina, un accordo da 800 miliardi di dollari per garantire sicurezza e ricostruzione dopo la fine della guerra. Il piano avrebbe dovuto essere firmato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, da rappresentanti europei e dagli Stati Uniti. Le discussioni però si sono interrotte dopo la crisi diplomatica sulla Groenlandia, e ora secondo fonti ucraine citate da media internazionali Zelensky starebbe valutando di non andare nemmeno a Davos.
Il programma del Forum è stato in gran parte modificato per andare incontro alle preferenze di Trump. Si parlerà molto di Groenlandia, di dazi e di azioni militari: i rappresentanti europei e il segretario generale della NATO Mark Rutte proveranno a trovare vie di riconciliazione, ma in questo momento per gli europei sarebbe molto difficile impegnarsi in un accordo economico importante su altri temi.










