LA FEDE RENDE LA RAGIONE LIBERA - Ciò che questa visione concretamente significa lo possiamo comprendere più approfonditamente dalla Lettura che abbiamo appena ascoltato (Fil 4,6-9). In essa Paolo esorta i Filippesi a fare tutto ciò che è vero, nobile, giusto, tutto ciò che è virtù. I termini che egli qui utilizza provengono tutti dalla filosofia morale greca – l’intera frase potrebbe essere tratta da essa. C’è qui il prodotto di quella purificazione interiore della ragione e della sua sapienza che – in un lungo percorso storico che parte dall’Egitto e non senza rapporti con il mondo biblico – aveva infine avuto luogo in Grecia. Ci imbattiamo qui in qualcosa di singolare: Paolo esorta i greci a seguire la sapienza della Grecia, li esorta a seguire la ragione e a fare quel che è ragionevole. Significa forse che la fede cristiana in ultima analisi da se stessa si dichiara inutile? Che la fede rappresenta solo uno stadio preliminare fino a quando l’Illuminismo, di essa, non avrà più bisogno e la ragione basterà a se stessa? Niente affatto. Al contrario: vediamo qui realizzarsi quello che la visione del macedone metaforicamente rappresenta: il Vangelo ha assunto lo spirito greco, ha assunto la ragione del mondo greco. La fede consente all’uomo di essere ragionevole; e, all’inverso, la ragione non rende la fede inutile, ma da essa la ragione riceve quel sostegno che la protegge dal precipizio, che le permette di rimanere veramente se stessa. Se la ragione perde questo suo sostegno e vede solamente se stessa, diventa come un occhio che non vede altro che se stesso: un occhio cieco. Mi viene in mente ancora un’altra immagine: una ragione che vede solamente se stessa e non riceve più alcun aiuto è come un pianeta che deraglia dalla propria orbita per seguire solamente se stesso. Si muove nel vuoto come impazzito per precipitare nel nulla. La fede àncora la ragione alle grandi e fondamentali verità che la ragione non è in grado di dimostrare, ma che può unicamente riconoscere, e proprio così la fede fa sì che la ragione rimanga veramente se stessa, resti ragionevole. La fede non assorbe la ragione, ma la rende libera. Questa correlazione tra fede e ragione si riflette nell’elenco delle virtù di san Paolo. Emergono qui le vere fondamenta dell’Europa, quelle fondamenta che hanno conferito a questo continente il suo compito specifico e il suo rango particolare nella storia del mondo. Significa la Dottrina della Fede ed infine Sommo Pontefice, sono forse stati dimenticati o non sufficientemente approfonditi. Pubblichiamo oggi l’omelia tenuta il 12 maggio 1979 dal Cardinale Ratzinger nella Cattedrale di Monaco di Baviera, città di cui a quel tempo era Arcivescovo, in occasione della Giornata dell’Europa. Riletta a quasi cinquant’anni di distanza lascerà il lettore esterrefatto per la sua cogente attualità. Ringraziamo S.E. Monsignor Georg Gänswein e il professor Pierluca Azzaro per la preziosa collaborazione e la gentile concessione. Apartire da oggi Il Tempo propone al lettore alcuni discorsi, omelie e lectio magistralis di Joseph Ratinger/Benedetto XVI che, riletti alla luce di quanto sta accadendo sul piano geopolitico internazionale, hanno il sapore di qualcosa d’incredibilmente visionario e inaspettatamente attuale. Di più, riteniamo siano delle vere e proprie «profezie». Alcuni di questi testi, pronunciati quando Joseph Ratzinger era Cardinale, successivamente Prefetto del Dicastero delinfatti che tra la barbarie di una ragione senza freni e misura e la barbarie dell’irragionevolezza cieca, della cieca superstizione, si è aperta una nuova via. La barbarie di una ragione senza misura la sperimentiamo oggi, e Paolo poté sperimentarla nel mondo greco del suo tempo. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano dello sgomento che lo prese quando ad Atene, capitale della cultura antica, scoprì un altare con l’epigrafe: a un Dio ignoto. Dove Dio è sconosciuto, resta sconosciuta la cosa decisiva ed è proprio qui che è più urgente il bisogno di aiuto. Paolo avverte questo osservando la miseria dei lavoratori al porto di Corinto, il “mercato” dei vizi nelle grandi città e la perversione disperata che regna nelle corti dei ricchi. Nei primi capitoli della Lettera ai Romani descrive questa esperienza con parole che ci ricordano il mondo di Genet e di Pasolini, il disperato dilaniamento interiore dell’esistenza moderna. Ricordo ancora quando un comunista nel corso del “Humanismus Gespräch” di Salisburgo nel 1976 ci urlò contro: «Corrotti di tutti i Paesi, unitevi!». Si riferiva al diffondersi della droga, delle malattie psichiche e dei suicidi nella società occidentale. Non sarebbe stato difficile contrapporre un ricco elenco di fenomeni di dilaniamento interiore ad Est: in entrambi si tratta del fallimento di una ragione che vuole vedere solamente se stessa e che è necessariamente cieca. L’immagine opposta di una ragione totalmente annichilita ci si presenta oggi in Iran, ci si presenta in modo diverso nei mondi della superstizione che non a caso riemergono proprio in un contesto di un potere assoluto della ragione. La ragione lasciata a se stessa è cieca e la paura della ragione rende ciechi. Fede cristiana significa invece che la ragione trova ciò che le appartiene nell’essere sostenuta dalla fede che proprio così la rende libera.
La profezia di Benedetto. In un'omelia di 47 anni fa Ratzinger anticipa temi cruciali della nostra epoca
Negli Atti degli Apostoli (16,6-10) ci viene narrato un singolare episodio che come nessun altro fa emergere le fondamenta dell’Europa, la sua i...






