Nell’ultimo libro postumo di Benedetto XVI, Dio è la vera realtà (LEV), che raccoglie le omelie degli anni del papato emerito, c’è una cupa profezia sull’Europa. La vedremo. Prima ricordiamo che nel 2025 è scoppiata una battaglia epocale fra Usa e Ue. Ha tre fronti. Quello economico è dovuto anzitutto al gigantesco surplus commerciale della Germania che la Casa Bianca contesta da anni. Lo scontro politico riguarda la guerra ucraino/russa che Trump vuole far finire, mentre la UE - sintonizzata con il vecchio establishment Dem di Obama/Biden – è sempre più coinvolta, ma senza un piano né una prospettiva, se non, alla fine, una guerra mondiale. C’è poi un grande conflitto culturale perché la classe dirigente UE condivide l’ideologia progressista/woke che, per il suo multiculturalismo suicida, Joseph Ratzinger definì «un odio di sé dell’Occidente». Divelte le radici d’Europa vogliono l’identità della UE basata solo sulla tecnocrazia di Bruxelles con un pensiero unico che, sempre Ratzinger, descrisse come «una dittatura del relativismo».

La UE è afflitta da un grave deficit di democrazia, da un destabilizzante esproprio di sovranità degli Stati e da una governance fallimentare che per scelte assurde ha assestato duri colpi all’economia. Eppure paradossalmente le classi dirigenti della Ue sono fiere di se stesse ed esaltano la UE come il più grande esempio planetario di democrazia, di benessere e di pace. Pretendono perfino di contrapporsi così agli Stati Uniti di Trump (oltreché alla Russia), dimenticando che devono tutto agli Usa: la liberazione dal nazifascismo e dal comunismo, la ricostruzione (con il Piano Marshall) e la prosperità, la sicurezza e la pace garantite per decenni dalla Nato insieme alla democrazia. Perfino il processo unitario iniziato con la Cee fu voluto dagli Usa come pilastro economico della Nato. Ora tutto è rinnegato? Il documento Usa sulla strategia di sicurezza nazionale 2025 accusa la UE di andare verso «la cancellazione della civiltà» occidentale, con l’immigrazione di massa, la denatalità, la «perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi», con la «censura della libertà di parola», con «una soffocante regolamentazione» e minando «la libertà politica e la sovranità». Parla poi di «repressione dell’opposizione politica», di «governi di minoranza instabili, molti dei quali calpestano i principi fondamentali della democrazia per reprimere l’opposizione» e accusa tali governi di tradire i popoli che vogliono la pace con «la sovversione dei processi democratici».