Ha fatto discutere il passaggio in cui Trump avverte che l’Europa rischia di diventare irrilevante culturalmente ed economicamente entro pochi decenni, a causa di una serie di fattori che include la denatalità. Eppure nemmeno un ottimista come Letta riesce a negare che il problema è enorme: «Negli ultimi tre decenni, la quota dell’Ue nell’economia mondiale si è ridotta, e la sua presenza tra le maggiori economie del pianeta è diminuita drasticamente a vantaggio delle economie asiatiche emergenti». E questa tendenza, scrive, «è in parte determinata da cambiamenti demografici, con l’Ue alle prese con una popolazione in calo e sempre più anziana. In contrasto con la crescita osservata in altre regioni, il tasso di natalità all’interno dell’Unione europea è in preoccupante diminuzione...». Anche per questo, ricorda, «mentre il Pil pro capite negli Stati Uniti è aumentato di quasi il 60% dal 1993 al 2022, in Europa l’incremento è stato inferiore al 30%».

Soprattutto, pur partendo da posizioni diversissime da quelle del presidente americano, né lui né Draghi hanno risparmiato critiche all’architettura e alle istituzioni europee. Ed è proprio per queste ammissioni che i loro rapporti hanno un valore: senza di esse, sarebbero stati il solito elenco di buone intenzioni. Nel piano di rilancio dell’integrazione economica che ha consegnato nel 2024 alle autorità di Bruxelles, l’ex segretario del Pd riconosce che la Ue si è specializzata in una sovrapproduzione di leggi e adempimenti che ha fatto la sfortuna di consumatori e imprese. «Il dinamismo e l’efficienza del mercato unico sono significativamente ostacolati da una complessa rete di sfide, soprattutto a causa dell’eccessivo carico normativo e della burocrazia». Una «iper-regolamentazione» che «impone costi aggiuntivi significativi alle aziende, risultando insostenibile per le Pmi e favorendo involontariamente le imprese non europee». Anche per questo, commenta il politico pisano, gli imprenditori scappano dall’Europa: «Sta crescendo l’insoddisfazione all’interno della comunità imprenditoriale riguardo alla mancanza di una cultura di supporto e facilitazione per le attività economiche. Troppo spesso questa insoddisfazione porta alla tentazione di delocalizzare le attività in Paesi al di fuori del mercato unico dell’Ue, che ora rappresentano un’alternativa credibile». Non solo: «La crescente complessità e il volume sempre maggiore della normativa dell’Unione europea», avverte Letta, creano problemi anche «alle autorità nazionali, spesso ostacolando la loro capacità di attuare efficacemente tali regole». Draghi è ancora più schietto. «Affermiamo di favorire l’innovazione», denuncia nel suo rapporto, «ma continuiamo ad aggiungere oneri normativi alle imprese europee, che sono particolarmente costosi per le Pmi e controproducenti per quelle dei settori digitali.