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La sinistra scommetteva sul caos. Il solito piano di Vannacci

Alla buvette di Montecitorio Piero Fassino, ex-segretario ds, è esterrefatto. Le esternazioni di Trump lo hanno scosso. "Vi ricordate - dice - la gag di Petrolini su Nerone. Quel duetto con il popolo romano che gli grida bravo e lui risponde grazie fino a dirsi bravo da solo: è lui! Un megalomane pazzo". La politica italiana come quella mondiale è scioccata da Trump. Sono spaventati i suoi detrattori, i suoi sostenitori e i suoi ex-fans. Il presidente Usa prima ha puntato alla rottura poi a sera a Davos ha annunciato l'accordo con la NATO sulla Groelandia ed è tornato indietro dal proposito di aumentare i dazi ad alcuni paesi europei rei di lesa maestà.

Giorgia Meloni tira un sospiro di sollievo, non nasconde una certa soddisfazione ma nessuno può cancellare la battaglia che ha diviso le due sponde dell'Atlantico questa settimana. Uno stress continuo che ha coinvolto pure la Premier. Due giorni fa dopo un colloquio con il capo dello Stato la Meloni ha deciso di prendere tempo sull'invito di entrare nel "board" per la pace per Gaza. "Che tipo di trattato è? Un po' strano", gli ha detto un perplesso Mattarella e la premier non ha nascosto di condividere le sue perplessità: "Caro Presidente la penso come te". Ne è uscita una risposta diplomatica: il governo valuterà gli elementi della proposta che pongono problemi costituzionali. E su Putin? "È presente anche nel consiglio sicurezza dell'Onu", ha minimizzato la premier. Però ieri, fino a tarda sera, è andato in forse la sua partecipazione al foro di Davos. "Secondo me non va, non conviene" confidava il ministro Foti alla Camera: "Ormai siamo in una pentola in piena ebollizione. Se va lì viene frullata". Una vecchia volpe come Pierferdinando Casini si è permesso anche di dare un consiglio: "Se fossi in lei mi defilerei".