Nemmeno il tempo di scendere dall’aereo che la riportava in Italia dalla sua missione in Giappone, che Giorgia Meloni si è trovata impegnata nel vertice sul decreto sicurezza. Ma a tenere banco in queste ore è soprattutto la politica internazionale. Il premier si trova in una posizione centrale della politica mondiale, perché con la tela di rapporti internazionali che ha saputo tessere in questi quasi tre anni di governo (alla faccia dei gufi che vaticinavano un’Italia isolata nel mondo), sta svolgendo un ruolo importante di mediazione tra Ue e Trump. Tanto che anche Macron, in una certa misura, si è dovuto accodare alla linea italiana. E in virtù proprio del rapporto franco con il presidente Usa, potrebbe essere la cerniera perfetta tra Donald e la Danimarca nel dossier sulla Groenlandia. A proposito di questo va registrato anche il disperato tentativo di Elly Schein di inserirsi in corsa nella vicenda. Lo ha fatto scrivendo una lettera alla premier socialdemocratica Mette Frederiksen, esortandola a un vertice di “solidarietà” della sinistra europea. Sinistra che è in difficoltà su tutti i fronti. Anche a Bruxelles, dove è sempre più spinta nell’angolo dopo che tutte le politiche industriale imposte alla Commissione stanno fallendo inesorabilmente una dopo l’altra. Schlein, nel tentativo di fare da controcanto alla Meloni attacca Trump, le cui «politiche sono totalmente incompatibili con i principi delle relazioni internazionali, il rispetto dello stato di diritto e anche con i più elementari standard della diplomazia».