Non è escluso che i militari italiani vadano in Groenlandia, ma solo nell’ambito della Nato. Da Tokyo, tappa del suo viaggio in Giappone, Giorgia Meloni è tornata sul dossier dell’Artico, nuovo fronte internazionale che si è aperto, precisando la posizione del governo italiano che, ancora una volta, tenta una terza via tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. No, dunque, a spedire ora soldati italiani, cosa che, per dirla con il ministro Guido Crosetto, sarebbe «una barzelletta».
Diverso, però, sarebbe, aggiunge la premier, se il problema si risolvesse, come si augura il governo italiano, in un maggior coinvolgimento della Nato. Che, poi, si è detta convinta Meloni, è quello che andrebbe bene anche a Donald Trump, il quale sì ha metodi «assertivi», ma non tanto da arrivare a «un intervento militare di terra». Ha spiegato che per l’Artico si tratta di «assumersi le proprie responsabilità» su un’area che finora «siamo onesti, è stata sottovalutata». Dunque, è arrivato il momento di «un impegno maggiore di tutti gli alleati», ma in ambito Nato, che «ha già scritto che l’Artico è strategico». È in questo quadro che bisogna muoversi, anche per «non andare in ordine sparso». Nella visione della premier, si tratta di una questione «politica» e che «politicamente verrà risolta», dal momento che è «molto difficile un intervento di terra militare».












