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21 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:45
La furia del ciclone Harry ha seminato devastazione e ora, nel pieno dell’emergenza, inizia la conta dei danni. E la riflessione su quanto accaduto in Calabria, Sardegna e Sicilia. Questa volta insieme a nubifragi, temporali e venti di tempesta, sono arrivate anche le mareggiate, con onde oltre i 10 metri. A Catania, ha ceduto una porzione del costone roccioso che sostiene carreggiata e pista ciclabile del lungomare, mentre è interrotta a causa dei crolli la ferrovia Catania-Messina. Nelle isole Eolie l’acqua ha invaso porti, strade e abitazioni. Nel Cagliaritano il mare è penetrato per circa 100 metri tra le case e non è andata meglio a Catanzaro, dove ha trasportato acqua e sabbia, inondando esercizi commerciali e l’ufficio postale nell’area del porto. Ciò che ha più sconvolto le comunità è stata proprio l’azione del mare e le onde gigantesche “mai viste prima”. Ma come si sono formate? Sono legate ai cambiamenti climatici e, soprattutto, siamo preparati? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr.
Professore, le mareggiate hanno seminato devastazione. Questa volta sono state forse la maggiore causa di danni e, soprattutto, hanno rappresentato il rischio maggiore. In diversi video pubblicati in queste ore dai cittadini, sono loro stessi a commentare di non aver mai visto nulla di simile. È davvero così? La potenza di queste mareggiate è una novità per il nostro Paese?
















