Il Nebbiolo, uva simbolo di Barolo e Barbaresco, per molti è intoccabile. Bottiglia di vetro, tappo in sughero, ritualità consolidate: un immaginario che parla di tradizione e prestigio. Ma oggi, complici la crisi economica e il momento di stallo dei consumi del vino, oltre all’evoluzione dei mercati, anche in Langa qualcosa sta cambiando. L’assemblea del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani nei mesi scorsi ha approvato una modifica al disciplinare che consente la commercializzazione del Langhe Nebbiolo Doc anche in contenitori bag-in-box fino a 5 litri.

Sergio Germano, presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco

Tra critiche e lungimiranza

Una decisione che ha acceso il dibattito, ma che è passata con una buona maggioranza. «C’è stato confronto, ci sono state osservazioni, ma alla fine l’assemblea ha approvato», spiega il presidente del Consorzio, Sergio Germano. La modifica riguarda una possibilità, non un obbligo: «È un’opzione in più. In Italia continueremo a vendere soprattutto bottiglie, dove c’è più tradizione c’è più radicamento».

C’è chi, fra produttori e consumatori, non ci sta e punta il dito contro la decisione, temendo una perdita di prestigio del prodotto. Ma la scelta nasce da esigenze concrete di mercato, precisa il presidente. “Ci sono Paesi in cui il bag-in-box è visto molto bene e non svilisce l’immagine del vino”, sottolinea Germano, citando in particolare il Nord Europa: “In Scandinavia è molto apprezzato, è considerato trendy, qualitativo e coerente con i temi della sostenibilità”. Non una declassificazione, dunque, ma uno strumento per rispondere a mercati diversi senza snaturare la denominazione. Già lo scorso anno, a Wine Paris, la fiera del vino più importante d’Europa, molti produttori – anche di prestigiosi chateau – esibivano il vino nei cartoni come packaging più sostenibile, pratico, moderno, vicino ai giovani, oltre che à la page (alla moda, ndr).