Novant’anni di vita e oltre mezzo secolo di storia degli studi letterari italiani attraversati con rigore, misura e passione civile. Enrico Malato, docente emerito di Letteratura italiana alla Federico II, celebra il suo novantesimo compleanno con la pubblicazione del Commento al Purgatorio di Dante (Antenore) e con una Giornata di studi in suo onore a Napoli, nella sede dell’Accademia Pontaniana. «Celebriamo non solo un grande studioso, ma una persona che ha inciso profondamente nella storia intellettuale di questa città», afferma il sindaco Gaetano Manfredi, sottolineando come il lavoro di Malato su Dante non sia mai stato un esercizio accademico fine a se stesso, ma un autentico servizio alla comunità. Una serietà che, ha aggiunto, «non ha mai escluso l’ascolto», perché la filologia «non è polvere di biblioteca, ma attenzione alla verità dei testi e delle persone».
Al centro del magistero di Malato sta una concezione netta della disciplina. Come ha ricordato Guido Trombetti, presidente dell’Accademia Pontaniana, filologia e critica testuale sono la base di ogni analisi: l’interpretazione non può prescindere dal controllo delle fonti. Il lavoro di Malato si fonda sul testo, sulla storia della lingua e sulla lunga tradizione esegetica, distinguendo con rigore tra dati, ipotesi e interpretazioni. Un metodo che, come ha osservato Carlo Lauro, presidente dell’Associazione dei Professori Emeriti federiciani, ha formato generazioni di studiosi, lasciando un’eredità che va oltre i singoli risultati scientifici. Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia dei Lincei, ha mandato un messaggio per ricordare la «passione autentica per i testi e per chi li legge», cifra di un lavoro capace di parlare a specialisti e lettori colti.







