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17 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:08

Cent’anni fa moriva Piero Gobetti (Parigi, 15 febbraio 1926). Aveva ventiquattro anni. La sua vita finisce troppo presto, a causa delle ripetute aggressioni fasciste subite a Torino e il logoramento di mesi diventati persecuzione. Ma lascia un’eredità sproporzionata all’età: riviste, una casa editrice che porta il suo nome e che pubblica Montale, un’idea di cultura che non fa da cornice alla politica ma la attraversa. E una lettura lucida del fascismo delle origini: demagogia e violenza come strumenti di governo.

Paolo Di Paolo incrocia Gobetti da tempo. Nel 2013 lo aveva raccontato nel romanzo Mandami tanta vita (Feltrinelli). Oggi ci torna con Un mondo nuovo tutti i giorni. Piero Gobetti, una vita al presente (Solferino, 2025), un saggio che insiste su relazioni, scelte, lati meno frequentati. E prova a capire perché la voce di quel giovane intellettuale torinese, un secolo dopo, continui a chiedere conto del nostro presente.