«I giovani dovrebbero indossare la maglietta di Piero Gobetti piuttosto che quella di Che Guevara». Ne è convinto Francesco Tesio, studioso del pensiero del grande intellettuale torinese, morto esattamente cento anni fa esule a Parigi a seguito delle violenze fasciste. Nel suo libro Piero Gobetti e l’Economia. Il valore della rivoluzione liberale (Edizioni di Storia e Letteratura), Tesio affronta uno degli aspetti fondamentali dell’opera di Gobetti, il suo pensiero economico. La presentazione giovedì a L’Ibrida Bottega alle 18 con Tilli Romero.
Perché i giovani dovrebbero indossare oggi la maglietta di Gobetti?
«È una figura esemplare per i giovani di ogni epoca. In meno di 25 anni fonda tre riviste e una casa editrice, vive una splendida storia d’amore con Ada, forma una classe dirigente che darà vita a Giustizia e Libertà e al Partito d’Azione. Dunque un esempio per un giovane italiano ma anche per i giovani americani oggi del Minnesota che potrebbero trovare in lui un riferimento a cui ispirarsi».
Quali sono gli elementi principali del suo pensiero economico?
«Lui ha un grande debito nei confronti di Luigi Einaudi che fu suo professore alla facoltà di Giurisprudenza. Einaudi trovò nell’allievo un interlocutore maturo che però aveva una visione diversa dal maestro sul movimento dei consigli di fabbrica torinese che aveva occupato le fabbriche nel biennio rosso».







