Notte di raid, l'ennesima, su un'Ucraina martoriata dalla guerra, al freddo e al buio dopo nuovi attacchi russi che continuano a colpire le infrastrutture energetiche del Paese.

I bombardamenti hanno fatto scattare l'allarme, poi rientrato, anche alla centrale nucleare di Chernobyl, riaccendendo i timori per la sicurezza dell'impianto simbolo della catastrofe del 1986.

La situazione sul terreno pesa anche sulle scelte politiche e diplomatiche.

Volodymyr Zelensky ha rinunciato per ora alla trasferta al Forum di Davos, dove era atteso per un discorso pubblico. Il presidente ucraino si aspetta passi avanti sulle Alpi svizzere, con la messa a punto dei documenti che Kiev ritiene ormai improcrastinabili. Dalle garanzie di sicurezza a quelli sulla ricostruzione. "Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni sulla difesa aerea aggiuntiva", volerà a Davos, ha spiegato mentre in giornata era circolata anche l'ipotesi di un incontro del G7 a cena giovedì a Parigi, con la partecipazione come osservatori dei russi.

Una proposta che sarebbe partita dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo quanto postato da Donald Trump su Truth rilanciando l'sms del francese. Confermata inizialmente dall'Eliseo ma poi non confermata da Macron. Probabilmente anche in vista del Vertice europeo, convocato nelle stesse ore. Proprio per rafforzare le capacità difensive di Kiev, anche sul fronte della difesa aerea, sarebbero cruciali i 90 miliardi di euro di prestito che l'Unione europea potrebbe sbloccare già nella plenaria di febbraio.