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Ultimo aggiornamento: 18:20
Per quale motivo sono stati rubati a Gian Gaetano Bellavia più di un milione di file dal suo archivio? E i file, una volta rubati, sono stati poi rivenduti? E a chi? C’è stato un mandante che ha commissionato il furto prima che avvenisse? Esiste un secondo procedimento penale contro ignoti per ricettazione? Le indagini ancora in corso – i cui atti digitalizzati sono stati trafugati – verranno interrotte e archiviate?
Quanto accaduto fino a fine settembre 2024 e denunciato dallo stesso Bellavia e dalla sua socia Fulvia Ferradini è molto grave: atti e documenti di inchieste molto delicate trafugati dai server dello studio. Le domande in apertura sono quelle più logiche, eppure in alcuni organi di stampa e in diversi interventi di parlamentari sono comparse domande di ben altra natura. Domande che, nonostante il punto interrogativo finale, si trasformano facilmente in insinuazioni spesso diffamatorie nei confronti dello stesso Bellavia. Ed ecco che non posso non formulare la settima domanda: come mai? Come mai Gian Gaetano Bellavia passa in un battibaleno da parte lesa ad essere “il sospettato”?
Bellavia, 71 anni, dottore commercialista, revisore dei conti e consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria, in una recente intervista al Giornale, uno degli organi di stampa più aggressivi nei suoi confronti, dichiara di aver lavorato per 15 distretti giudiziari diversi. “Ho fornito consulenze alle Procure e ai Tribunali di tutt’Italia, da Varese a Palermo, da Genova a Ancona. E guardi che non ero io che mi proponevo. Erano i magistrati che mi cercavano. E sa cosa potevo rispondere io ai magistrati? Potevo solo dire di sì. Fornire la consulenza era ed è un obbligo per il professionista che viene convocato. Un obbligo per me commercialista, un obbligo per il medico, per il genetista, per il fisico. Sei precettato.”







