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Ultimo aggiornamento: 16:11
La rotaia che si crepa proprio all’altezza della saldatura, nel punto di maggiore debolezza. Una, due, tre ruote riescono comunque a passare. Poi la frattura si allarga, fino a quando a una carrozza – la sesta – manca l’appoggio per superare quei 30 e più centimetri di vuoto. A quel punto, il disastro è compiuto. Tre vagoni sbandano, escono dal tracciato a oltre 200 chilometri orari, invadono i binari che corrono paralleli nella direzione opposta, si accartocciano. Venti secondi e arriva a tutta velocità un altro treno che si trova le rotaie impegnate dalle carrozze deragliate. L’impatto è devastante: oltre 40 morti e altrettanti feriti ospedalizzati.
Il punto zero del disastro di Adamuz, il paesino dell’Andalusia dove si è consumato uno dei più gravi incidenti ferroviari nella storia della Spagna, è quello lì: il pezzo di rotaia mancante. A quasi 48 ore di distanza dallo scontro, gli investigatori nutrono pochi dubbi sull’origine. Tutto il resto è da ricostruire nei dettagli. A iniziare dai lavori che hanno interessato la linea a maggio e ai controlli nei mesi successivi.
Secondo El Pais, il luogo esatto dell’incidente aveva superato, due mesi fa, una doppia ispezione di sicurezza da parte dell’Adif, l’ente che gestisce l’infrastruttura ferroviaria spagnola. Eppure quando sono state sostituite le rotaie nell’ambito dei lavori di ammodernamento della tratta – stando agli esperti citati da El Espanol – la saldatura sarebbe “stata eseguita manualmente, non elettricamente”. Un aspetto questo che, secondo il sito spagnolo, sarebbe uno dei nodi dell’inchiesta appena partita.
















