Il treno si inclina da un lato. Un boato improvviso, il fragore del metallo contorto, vagoni che si accartocciano, sedili e bagagli scaraventati in ogni direzione. Nel buio, i passeggeri si muovono a tentoni, cercando di mettersi in salvo. Alle 19 e 40 di domenica sera, la linea ad alta velocità spagnola si trasforma in un teatro di devastazione. Il deragliamento di due convogli ad Adamuz, nella provincia di Cordova, in Andalusia, circa 360 chilometri a sud di Madrid, provoca almeno 40 morti, tra cui il macchinista Pablo B., e oltre 100 feriti, molti dei quali ricoverati in terapia intensiva. Un bilancio ancora provvisorio, come sottolinea il ministro dei Trasporti Oscar Puente. Non si escludono altre vittime rimaste intrappolate tra le lamiere e all’appello mancano 43 persone. Tra i primi morti accertati ci sono il giornalista Oscar Toro e la fotoreporter María Clauss, una coppia sposata di Huelva, e quattro membri di una stessa famiglia di Punta Umbria. La loro bimba è invece miracolosamente sopravvissuta.
Oltre 500 persone viaggiavano sui due convogli: 317 sull’Iryo Malaga-Madrid e 184 sull’Alvia Madrid-Huelva. Due destini che si sono incrociati nel peggiore degli scenari possibili, generando uno degli incidenti ferroviari più gravi della storia spagnola.










