Al cinema sono Takeshi Kitano in Zatoichi o Rutger Hauer in Furia cieca, maestri di spada e di arti marziali che non potevano fare affidamento sulla vista per mettere in pratica le loro tecniche. Film, magari ispirati ad antiche leggende riproposte in chiave moderna. E poi c’è la realtà, quella del Maestro Filippo Ladisi, 71 anni di età e 45 di pratica sul tatami, 6° Dan Shihan di Aikido, l’arte marziale ideata da Morihei Ueshiba all’inizio del secolo scorso e orientata a deflettere l’energia degli attacchi fino a renderla inoffensiva, ma senza contrapporre forza a forza. Il Maestro Ladisi è ipovedente e insegna a chi non può vedere. Il suo è «l’unico corso in Italia, forse nel mondo». E non soltanto di Aikido, ma «anche di altre arti marziali. Ho alcuni amici non vedenti che praticano il Judo, ma non mi risulta ci siano corsi tenuti da Maestri con le stesse problematiche o comunque apposta per loro».

Il Maestro Ladisi tiene lezioni anche «per normodotati, ma dell’insegnamento ai non vedenti o ipovedenti sono particolarmente contento». Non è (soltanto) un moto d’orgoglio, è la traduzione pratica della volontà «di non escludersi, non ghettizzarsi. Già la società tende a escludere i diversi, se ci mettiamo del nostro…». Il progetto è stato appoggiato dall’Associazione non vedenti e ipovedenti (Apri) di Torino, «ma nasce proprio dalla richiesta di alcuni allievi, che frequentavano da me un corso di autodifesa. Volevano un percorso da seguire e così abbiamo iniziato». Otto allievi, per questo primo anno, «ma spero presto di raddoppiarli. Purtroppo, questo tipo di problema è diffuso e i potenziali allievi non mancano».