(di Fabrizio Fois) Nel 2000 si è laureato in filosofia e ha da subito iniziato a collaborare con alcune testate on line iscrivendosi all'albo dei giornalisti pubblicisti, ma la sua vera passione è rimasta quella delle arti marziali.

La sua prima esperienza a 11 anni e mezzo tra il 1984 e il 1985 con il Karate shotokan.

Poi è passato al Kung fu, Kickboxing, Jeet Kune Do e Kali filippino insieme a Pugilato e Thaiboxe. Oggi però Massimo Fenu, sardo di Cagliari classe 1973, è l'unico italiano tra gli istruttori della Krav Maga Global nel gruppo selezionato dell'International Team che ha il compito di condurre seminari, aggiornamenti e corsi in tutto il mondo, diffondendo il metodo Krav Maga Global, del quale è direttore italiano. E' team coach e coach professionista per l'International Coaching Federation.

"Ho iniziato nel 2018 con il primo corso a Praga e ho lavorato finché la pandemia non si è messa di mezzo, poi ho ripreso e adesso lavoro non solo in ambito europeo ma anche internazionale come istruttore di Krav Maga - spiega all'ANSA Fenu - Quando sono a Cagliari fondamentalmente mi alleno e studio". Uno studio che è generalmente teorico e che non concerne il solo Krav Maga ma anche testi di biomeccanica e psicologia. "Ci sono due elementi da considerare. Uno che è proprio della persona. Nel momento in cui tu sai come attaccare e come difenderti non hai proprio bisogno di dimostrare niente a nessuno e di conseguenza, oltre al fatto che sei molto più consapevole dei rischi, sia fisici che legali che reputazionali, sei molto più bravo a riconoscere le situazioni e tirarti indietro - osserva - La seconda cosa riguarda la postura del corpo, prossemica, il modo di parlare: quando sei sicuro del tuo invio dei segnali che sono anche non verbali, la persona capisce che tu non sei disposto a fare la vittima e questo offre una deterrenza senza aver bisogno di fare cose da film d'azione".